Sergio Polano, critico d’arte e di architettura
Claudia Bonollo (Meta-morphic)

Apparentemente indecifrabile mappa dei territori dell'arte contempo- ranea: lo sguardo critico ormai sembra fisso su panorami lontani e orizzonti oscuri, distratto da memorie private e nostalgie futili, attratto da facili straripamenti e banali trasversamenti, immerso nella retorica triviale del quotidiano, affascinato dalla residuale sopravvivenza di moti retrogradi e detriti estetici. Quei territori han forse mosso i confini altrove, evadendo il senso comune, senza rinunciare ai propri scopi: rare orme lo suggeriscono, indizi certi di un dislocamento senza luogo; né potrebbe essere altrimenti, se ne tentiamo un ascolto senza pregiudizi, rischioso ma indispensabile, per discernere nell'assordante rumore che ci avvolge le poche voci che parlano, in misteriose lingue, della conoscenza di saperi a lor modo arcani. Trasformazione incessante dell'arte per sfuggire al proprio destino odierno; farsi opere, mutevoli connettivi di una trama tenue, per trascorrere nel mondo, restituendo tracce visibili di una lingua singolare che travalica il soggetto e si apre al mondo. Fabbrilità estenuante delle opere che affrontano questa sfida, lungo percorsi frammentati di episodi non lineari, di vischiosi sentieri interrotti; vettori di forze instabili, abbaglianti grumi di materia e luce, attraversano la matrice del loro farsi. Materia che muove, si contrae e dilaga, lungo direttrici senza meta; luce che si fa colore, paradosso della visione, riverberando per gradi e accenti, nell'eco di voci corali. Lampi improvvisi nel buio: per un istante, si riesce a vedere l'orizzonte; è quanto ci basta.



 
sergio polano
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