Nanni Cagnone

Claim to Fame

Quando il fiume intorno alla terra, corrente che torna a nascere o cintura da cui le nuvole, nove volte assale il cielo ai suoi confini – mentre la decima parte è l’onda stigia, che non ha colori cangianti – carta su carta, scaglia lucida su scaglia, e quanto tacere intorno, a volte impietrire, finché più non scegliere lo sguardo e in questa solidità essere immersi.
Costruire l’Oceano e sbriciolarlo, ma tenendolo invocante e non causato, nella sua ferita sproporzione, nel cagionevole irreparabile presente, è ciò che senza idolatria fa Claudia Bonollo, per la sola forza dell’aver provato il tempestoso corteo dei suoi colori traversarla, e il baluginare impossibile avverarsi an-che in Galizia, avanti al mare.

E il quadrato, tutto uguaglianza e rettitudine, fermo e inflessibile, angolo di terra consacrato. Il quadrato, che conosce bene la via necessaria e la distanza. Il quadrato, intermediario della comunità delle cose inquiete, e dunque insufficienti.
Ma il quadrato di Claudia Bonollo, che non si abitua al quadrato, e ne chiama altri accanto, perché non si bastino: per fare un quadrato maggiore, che riveli la debolezza ignara del quadrato. E ora che sono accanto, vicendevoli e senza più segreti, le cose dissimili, ognuna possibile nel centro del quadrato, parlando tutte insieme talvolta sconfinando, alberi o sigilli neljl’ultima iniziativa – clemenza e resurrezione – del colore, molta luce ora, col peso dell’oscuro.

Se abitare è stare presso di sé, nel madornale fruscìo d’ogni altro. Se città è una stanza più inquieta, da cui si distingue la casa perduta. Se risiedere è la sostanziale devozione di gente straniera.
A volte, questo “se” diventa “sé”, per un accento di luce alla sua soglia, e andiamo noi con Claudia Bonollo, madre di città, tra vetri-legni chiodi-scaglie. Andiamo alla sua numerosa conchiglia, vanto di barlumi e sospensioni, attimi di pace e tramestìo, per rifondazione di nostri morenti ricordi e protezione d’avvenire. Indugiamo nel mormorato consiglio, turbato ordine incompiuto in cui il vuoto si contenta di apparire e la pro-porzione nascosta viene immaginata con riguardo.

Nanni Cagnone



E il quadrato, tutto uguaglianza e rettitudine, fermo e inflessi-bile, angolo di terra consacrato. Il quadrato, che conosce bene la via necessaria e la distanza. Il quadrato, intermediario della comunità delle cose inquiete, e dunque insufficienti.
Ma il quadrato di Claudia Bonollo, che non si abitua al qua-drato, e ne chiama altri accanto, perché non si bastino: per fare un quadrato maggiore, che riveli la debolezza ignara del qua-drato. E ora che sono accanto, vicendevoli e senza più segreti, le cose dissimili, ognuna possibile nel centro del quadrato, parlando tutte insieme talvolta sconfinando, alberi o sigilli nel-l’ultima iniziativa – clemenza e resurrezione – del colore, molta luce ora, col peso dell’oscuro.

Nanni Cagnone



Se abitare è stare presso di sé, nel madornale fruscìo d’ogni altro. Se città è una stanza più inquieta, da cui si distingue la casa perduta. Se risiedere è la sostanziale devozione di gente straniera.
A volte, questo “se” diventa “sé”, per un accento di luce alla sua soglia, e andiamo noi con Claudia Bonollo, madre di città, tra vetri-legni chiodi-scaglie. Andiamo alla sua numerosa con-chiglia, vanto di barlumi e sospensioni, attimi di pace e trame-stìo, per rifondazione di nostri morenti ricordi e protezione d’avvenire. Indugiamo nel mormorato consiglio, turbato ordine incompiuto in cui il vuoto si contenta di apparire e la pro-porzione nascosta viene immaginata con riguardo.

Nanni Cagnone

 

Settimo giorno, sabbãt dell’Invisibile.
Niente più si rivela. Deserto di caligine.
Ma lei fa apparire qui uno strato di cielo,
là un tratto di via. Cose che vengono
quando Claudia ne chiama il colore.
Dunque è a lei che dovrano chiedere,
quelli di noi nascosti alla visione.

Nanni Cagnone

 
Claims to fame
Essay by Sergio Polano spain
Metamorphic L. Prestinenza spain