THE BLOOMING MANDALA

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The Blooming Mandala – Claudia Bonollo – Monamour Natural Design

Quando penso a Claudia, mi viene in mente in primo luogo la sua femminilita’ prorompente, quella passionale, umorale di una Anna Magnani, con i colori e l’animalita’ nello sguardo delle donne slave. E secondo me è proprio quella femminilità, della terra-madrecreatrice, del centro mandalico del mondo, che produce la sua arte. Un’arte alchemica, fatta di essenze, di smalti, di lucidità, di odori e di segrete ricette che producono colori unici, effimeri, in cui tracce invisibili ad occhio nudo appaiono improvvisamente mediante l’uso di luci UV, come linguaggi o messaggi misteriosi, colori ed essenze preziose allo sguardo. L’ esperienza di architetto credo che si esprima nelle proporzioni dei suoi lavori, nella modularita’ e nelle ripetizioni, nella giustapposizione bilanciata di forme e materiali, con la costante intenzione di infondere forza ipnotica e spirituale alle sue opera. Ma anche nell’oculata relazione che i suoi lavori hanno con gli spazi che li circondano, con il contenitore, con il racconto che se ne ottiene negli allestimenti, e nelle mostre, infine con l’uso della luce e delle ombre che creano l’effetto performativo dell’esperienza fisica, come se finalmente si aggiungesse uno strato definitivo all’opera che pertanto diviene completa. Dalle essenze e gli smalti alle forme tridimensionali dei fiori, dei rami, dei licheni e delle essenze arboree il passo è breve, perché sussiste e si consolida la ricerca della tridimensionalità e del colore inatteso, della struttura criptica ed insieme unificata del messaggio. Forse una parola che ricorre è “mistero”, ciò che non si vede ma si intuisce, ciò che resta ascoso e appare quasi per incanto, il mondo delle ombre che sostengono l’esplosione cromatica, che ci fa sentire come dentro un giardino segreto alla sera, dove le piante respirano, e tutto un mondo si agita occulto, in fragranze notturne. Forse per questo ogni sua opera è taumaturgica e come un mandala attira in sè e purifica le nostre paure, le nostre trivialità, emette nel suo silenzio un’energia vitale e positiva, come una fonte di acqua purissima in cui quotidianamente vogliamo dissetarci. Per questo vorrei vedere ogni sua opera combattere una battaglia quotidiana per noi uomini, in quei non-luoghi, in quegli obbrobri architettonici prodotti dal nostro vivere, dove la gente soffre quotidianamente l’eclisse della bellezza, uffici, ospedali, strade, stazioni, areoporti, scuole, giardini, parchi e chiese, perché io